La birra artigianale italiana è l’esempio concreto dell’immensa bontà tricolore e dell’estro dei nostri birrai. Inoltre smentisce ciò che spesso si dice riguardo la birra: che sia un prodotto riproducibile ovunque, con prodotti acquistabili da ogni parte del mondo e da chiunque, con una standardizzazione diffusa e quindi con poca identità. In realtà ormai da tempo molti dei mastri birrai hanno dimostrato di non produrre soltanto una bevanda derivante dal grano, ma di imbottigliare i prodotti unici della biodiversità italiana e le diverse peculiarità dei territori regionali, ricreando il concetto di terroir anche nella birra.

Voi però non limitatevi soltanto a berla, approfonditene la storia e la diffusione, semmai con alcune valide pubblicazioni come Birre del giornalista Maurizio Maestrelli che con trenta pillole racconta gli assaggi che secondo lui hanno costituito parte della storia birraria, L’Atlante dei Birrifici Italiani con cui Andrea Camaschella e Davide Bertinotti compiono un degno viaggio alla scoperta dell’Italia che fa buona birra, o ancora l’oculata pubblicazione di Giuseppe Caruso Botanica della birra, in cui rintracciare caratteristiche e proprietà di oltre 500 specie vegetali usate nel brassaggio.

Intanto ecco alcune super chicche scelte per voi da stappare con il caldo ormai arrivato!

L’Olmaia

All’interno dello stupendo parco naturale della Val d’Orcia prese avvio nel 2004 l’avventura de L’Olmaia, oggi situato a Sant’Albino ai piedi di Montepulciano (SI). Moreno Ercolani produce ottime birre combinando la sua grande passione per la musica e il naturale talento brassicolo che possiede. La5 è la rappresentativa del birrificio, ormai famosa in tutto il panorama nazionale, una blonde armonica e generosa, La9 una english bitter dalla bevuta sbalorditiva a cui sarà difficile dire basta e poi la Starship inspirata all’aereo Boeing 720 che trasportava i Led Zeppelin in tournée tra il ‘72 e il ‘78 negli Usa. Da qui il nome-dedica di questa birra dalla gran luppolatura, una bitter ambrata, beverina però di carattere. Ma stappate anche la nuova Miss Bunny con sale di Volterra, una saison non convenzionale, speziata, la cui sapidità che ci si aspetta è nascosta e l’ingrediente salino è delicatissimo, aromatico e molto fine. Una birra che non segue alcun stile specifico, se non quello del birraio. Acquistabili qui

Birra Deb’s

Una preziosa beerfirm (idea e ricetta propria ma produzione usando impianto di terzi) abruzzese che tiene botta al famelico mercato birrario italiano ormai dal 2014. È Debora Franceschelli, unica a rappresentare la quota rosa di questa lista di consigli. Realizza birre che parlano di territorio e della sua bravura nel brassaggio. Un passato da sommelier del vino, c’è tanto Abruzzo nel suo progetto come il grano Solina (cereale tipico abruzzese), miele di montagna dei piccoli apicoltori, nonchè spezie e zucchero di canna da agricoltura biologica. In gamma è imperdibile la White Ginger, una blanche con la variante apportata dalla radice di zenzero, grano Solina di Introdacqua, buccia d’arancia dolce, coriandolo e zenzero. Ma tra le novità sicuramente da provare è la Sottosopra, un’ambrata speziata al rafano, con coriandolo, buccia di chinotto e di arancia amara. Una mezcla di sensazioni, lievemente sapida con il primo ingresso in bocca che ricorda lontanamente gli ortaggi come il cetriolo, il maltato che avvolge la bocca, la balsamicità prorompente che esplode in chiusura. E poi c’è l’Apa per dissetarsi in abbondanza.

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Birrificio dell’Aspide

Ci troviamo nel paesino di Roccadaspide, avvolto dalla natura nel cuore del Parco Nazionale del Cilento. Che fortuna produrre le proprie birre in un contesto del genere penserete…proprio così! Vincenzo Serra lo sa bene e riesce a trasmettere a tutte le birre i profumi del suo territorio. Parte della produzione è arricchita dai luppoli coltivati nel parco, differenziata dall’uso di fiamma diretta durante la cotta e dall’impiego di tini aperti per la fermentazione del mosto. Il risultato è un insieme di piacevolezza e aromaticità che sa di Cilento. Assaggiate la profumata Golden Ale Blonde ma non lasciatevi sfuggire per niente al mondo la Saison prodotta con un lievito locale: Vincenzo decise di provare ad isolare un ceppo di lievito presente sulla buccia delle mele cotogne che crescevano sane nel suo giardino. Dopo vari esperimenti e prove è riuscito nell’intento e ha ottenuto la sua birra unica realizzata nella stagione estiva: è caratterizzata da grande freschezza e personalità, a proposito di prodotti antistandardizzazione. Acquistabili qui

Birra Amiata

Fascino e magia tra i boschi di faggio toscani del Monte Amiata, qui vi imbatterete nell’omonimo birrificio di Arcidosso (Gr). I fratelli Gennaro e Claudio Cerullo hanno particolarmente a cuore il loro territorio ed esprimono tutto l’amore per la propria terra con delle eccellenti produzioni rappresentative a pieno della montagna amiatina. Ora più che mai è impossibile visitare il laboratorio di produzione ma la bravura dei Cerullo sta proprio nell’alta capacità di raccontare un territorio. Se la Bastarda Rossa prodotta con le castagne locali IGP è la loro icona fotonica, nonché birra di assoluto spessore, è d’obbligo assaggiare in questo periodo l’Aldobrandesca proveniente dalle antiche ricette medioevali che prevedevano l’impiego nella birrificazione di tutti i cereali disponibili in casa.  In questo caso gran parte di frumento non maltato dell’area amiatina.

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Croce di Malto

Tappa imprescindibile di un itinerario brassicolo piemontese, seppur solo nel bicchiere, è il birrificio Croce di Malto di Alessio Selvaggio e Federico Casari. Due personaggi importanti nel mondo brassicolo tricolore, iniziarono nel 2008 con la loro prima etichetta Hauria prodotta a Trecata, Novara. Da lì fu un’ascesa di riconoscimenti e apprezzamenti, un consolidamento del pensiero che la coppia ha della birra: produrne solo di eccellenti e distinguersi in un mercato inflazionato. E così è sia per la Hauria che per la Piedi Neri, due della ventina di birre prodotte tra classiche, stagionali e in collaborazione con altri birrifici. Di più, proprio in questi giorni i due stanno imbottigliando per la prima volta alcune ricette nate tempo fa tra cui spicca la Rus, “rossa” in dialetto novarese, lo stesso colore della varietà aromatica di riso locale usato per questa dissetante e caratteristica birra; diverte la contrapposizione tra naso e bocca, l’aroma verte sulla tenuità dolce del malto bilanciata da note resinose, la bocca soddisfa con un amaro preponderante ma assolutamente gradevole. E poi la Helles, grande facilità di beva, una bionda a bassa fermentazione da bere senza sosta. Acquistabili qui

Baladin

Chi non conosce lo storico birrificio di Piozzo (Cn)! Teo Musso ne è l’artefice così come lo è dell’avvio del mondo della birra artigianale in Italia (correva l’anno 1996). Lui avrebbe avuto successo con qualunque prodotto avesse deciso di vendere e il suo birrificio ne è un evidente esempio. Animo artistico e lungimirante, ha creato birre che fanno parte dell’identità birraria italiana; quello che da qualche anno è diventato un birrificio agricolo sforna birre dalla forte identità. La Isaac è uno dei capisaldi della produzione Baladin, perfetta per la stagione: una blanche giallo paglierino il cui aroma si presenta con note agrumate e speziate, in bocca è armoniosamente erbacea con tocchi pepati che rendono la bevuta pimpante e invogliante. C’è poi la Nazionale, birra prodotta con sole materie prime italiane che profuma di campi e d’orzo, frutta gialla e camomilla, un sorso di penisola dato dal malto d’orzo prodotto in Basilicata, il luppolo di Cussanio (Cn) e il lievito selezionato per Baladin in Italia.

Nota a margine: nel 2017 è arrivato anche il completamento di un progetto virtuoso con l’apertura del Baladin Open Garden, un luogo di condivisione immerso nel verde in cui scoprire il legame che lega natura, agricoltura, birra viva, con mercati, caffè, cioccolato e didattica. Sicuramente una delle prime gite fuori porta appena si tornerà alla normalità, accompagnata, perchè no, dalle lattine della stravagante linea POP!

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Cantaloop Birrificio Minimo

Per tutti coloro che “il Molise non esiste”, il Birrificio Cantaloop dimostra non solo la sua esistenza ma anche la sua bontà. Una piccola realtà in provincia di Isernia, a Cantalupo nel Sannio, paesino alle pendici dei monti del Matese. A volerla e realizzarla è stata la coppia Paolo Perrella ed Elide Braccio. Laurea in Chimica per lui e in Scienze della comunicazione per lei, dunque produzione e marketing a braccetto hanno dato più voce alla regione meno conosciuta d’Italia. Ma le loro birre incarnano almeno uno dei motivi per cui visitarla, almeno partendo dal bicchiere: la Contrablanche, sviluppata in collaborazione con Hops Up! (beershop e beerfirm di Campobasso), ha il 30% di cereali non maltati coltivati nella provincia del capoluogo molisano, dunque materie prime del Molise, con la volontà di esprimere sempre più il proprio territorio. Ma con le alte temperature alle porte dissetatevi con secchiate della luppolata Session Ipa Island.

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Karma

Un birrificio di valore in Campania, è Karma nato nel 2008 ad Alvignano in provincia di Caserta. La realtà Karma mutua il suo nome dal termine di origine sanscrita “kárman” da cui “karma”, utilizzato nelle religioni indiane. Mario Cipriano lavora nel suo birrificio di Alife, alle pendici del Massiccio del Matese (Appennino Sannita), utilizzando gli ingredienti locali che valorizzano la sua terra e le sue birre. Ne sono esempio i mosti di vino con cui realizza le IGA (Italian Grape Ale) disponibili da ottobre, tutti provenienti da vitigni autoctoni come l’Asprinio, il Falerno e la Falanghina. E ancora le bucce d’arancia, i limoni, la mela “annurca”, oltre al rinomato caffè Kimbo, tutte buone dosi di tipicità che danno vita a birre come la Lemon Ale che è un concentrato di agrumi, sapidissima in bocca e asciutta.

C’è poi la linea “Social”: stappate la Karisma, bassa fermentazione, luppolata, secca, pulita e con una chiusura verticale. Assolutamente piacevole da bere ad oltranza.

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BAV – Birrificio Artigianale Veneziano

Venezia e la storia dei suoi bacari. E renderle omaggio ci pensa Dario Bona e la sua squadra che produce nel laboratorio di Maerne di Martellago, piccolo paese nella terraferma veneziana. Il loro intento è rendere onore a Venezia e allo stile di vita dei suoi abitanti. Potremmo infatti definirle “birre da bacaro”, facili ed immediate, da bere in compagnia e con semplicità. Per valutare la qualità di un birrificio bisogna provare la sua birra più semplice, la birra “d’entrata”, e in questo caso è la Dritta che si presenta con rapidità d’approccio e di fruizione, amara e secca per essere bevuta senza sosta. Insieme alla Strike, una IPA tagliente prodotta utilizzando il malto locale Altino, il naso porta direttamente al centro di un campo di fiori bianchi, la luppolatura massiccia ma sapientemente dosata accomuna una bevuta armonica e piacevolmente amara, soprattutto in chiusura. La Strike non è solo buona, è alla portata di tutti e va a braccetto con il sole di maggio. Acquistabili qui

Birra del Borgo

Quanto sono buone le birre di questo birrificio! Il merito è di un grandioso birraio la cui bravura e sensibilità ha portato i sapori italiani, e soprattutto del suo Lazio (Borgorose a cavallo con l’Abruzzo), in tutto il mondo. È uno dei nomi più importanti del panorama birrario italiano, raccontare da dove ha iniziato e quante ne ha fatte (e sta facendo) richiederebbe un articolo dedicato. Basti sapere che Leonardo Di Vincenzo è un biologo-birraio che produce con approccio tecnico-sentimentale, dalle grandi classiche che hanno fatto la storia alle birre invecchiate in legno o anfora, fino agli esperimenti più estremi con il progetto Collerosso. Per le vostre sere che anticipano l’estate la scelta non può che cadere sulla Lisa, la lager pericolosamente beverina che profuma di scorza d’arancia e antiche varietà di grano. È fresca, morbida e intensa, soprattutto nel nuovo formato da 50cl. Se poi volete divertirvi ce n’è per tutti i gusti, la mente di “Leo” ha concepito etichette stravaganti e di spessore come la Cortigiana fatta con cereali alternativi quali grano saraceno, farro Monococco e una piccola percentuale di fiocchi d’avena, insieme a coriandolo, scorza d’arancia e una buona dose di zenzero.

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Opperbacco

Nella zona vinicola abruzzese, il teramano, Luigi Recchiuti produce con dovizia e tanto cuore. Ha reso l’Abruzzo birrario grande, come grandi sono le sue birre, conosciute da ogni appassionato che si rispetti. Si trova nelle campagne di Notaresco (Te) e usa l’acqua pura del Gran Sasso, iniziò nel 2009 con birre che hanno lasciato il segno come la profonda 10 e lode o la Bianca Piperita, una evergreen caratterizzata dall’utilizzo dell’omonima varietà di menta e del miele di produzione locale, per una bevuta sempre speciale e mai banale. Negli anni sono state tante le creazioni e a caratterizzare questo birrificio ed è proprio la continua sperimentazione a regalare birre di spessore e raro pregio, come la linea Nature: birre a fermentazione spontanea con l’aggiunta di frutta, fiori o mosto di vino; in quest’ultimo caso è presente in etichetta anche l’annata perchè la produzione segue il ciclo vinicolo stagionale. La Nature Terra 2018 è sorprendente, realizzata con un 20% di uve Montepulciano di proprietà, regala un profilo aromatico sconfinato, tanta acidità, una tenue astringenza che rende il sorso gradevole e soprattutto una continua evoluzione. Bisogna seguire costantemente i lavori di Luigi Recchiuti perchè è sempre pronto a sorprendere…

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